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LA MOSTRA DI GIULIO ROMANO - Gazzetta di Mantova del 6 ottobre

Rassegna stampa

Federico II Gonzaga voleva ottenere dall'imperatore Carlo V il titolo di duca
Il Pippi con il suo capolavoro facilitò l'impresa. E qui trovò il suo "oceano blu"

Il trasferimento a Mantova?
Riuscita operazione di marketing

Il destino di Mantova e Giulio Romano si incontrano nel 1524 ma è nel 1520 che tutto ha inizio quando muore Raffaello. Giulio Romano è il suo allievo prediletto e ha circa 20 anni: porta a termine le opere lasciate incompiute dal maestro ma poi decide di lasciare Roma per Mantova.Perché delocalizza? Tra le motivazioni del trasferimento mantovano di Giulio Romano possiamo pensare al fatto che volesse togliersi dalla concorrenza agguerrita che c'era a Roma. Oggi, secondo una famosa definizione del marketing americano, potremmo dire che cercava il suo Oceano blu, dove la concorrenza non si fa sul prezzo ma sulla qualità.A Mantova Giulio ottiene il primato su tutti gli artisti presenti in città e gli si offre la possibilità di sperimentarsi come artista totale, riproducendo la struttura della bottega del suo maestro Raffaello. L'artista disegna tutto quello che serve alla corte: dalle suppellettili al vasellame, dagli archi trionfali effimeri ai dipinti fino alla costruzione di interi palazzi.L'impresa che lo rende immortale è la trasformazione delle scuderie gonzaghesche poste sull'isola del Te in un palazzo estivo, una villa romana sulle rive del Mincio. Giulio porta lo stile classico di Raffaello a Mantova e lo declina secondo le esigenze del marchese Federico II che vuole diventare duca e fa di tutto, insieme alla madre Isabella d'Este per ottenere questo risultato. Palazzo Te è un luogo dove le storie dei miti e della bibbia, gli stemmi araldici e le imprese, ovvero i simboli dei Gonzaga, pervadono tutte le pareti e forniscono esempi da imitare o da non seguire: fanno quello che oggi va di moda definire storytelling o narrazione.Soprattutto nei due appartamenti dedicati tradizionalmente al marchese Federico II e all'imperatore Carlo V assistiamo ad una sorta di racconto in crescendo che mette al centro virtù e vizi, amori e passioni, gloria e fedeltà: tutti gli elementi che servono per realizzare una grande operazione di marketing. Nella sala dei Cavalli vengono mostrati i destrieri delle scuderie gonzaghesche, dei veri e propri status symbol, mentre nella sala da pranzo gli amori delle divinità del monte Olimpo giustificano le passioni amorose di Federico e della sua amante Isabella Boschetti. Nello studiolo i segni dello zodiaco parlano di fato e di destino e in camera da letto il mito di Fetonte, che fu punito per non aver ubbidito alle indicazioni del padre, suona da monito per chi si opponga all'autorità.Nell'appartamento dedicato all'imperatore gli stucchi di Primaticcio raccontano attraverso la metafora dell'antica Roma il trionfo imperiale e si uniscono alla celebrazione dei Cesari per arrivare al colpo di scena del Camarone dei Giganti. In una stanza che, come tutte le cose belle, sembra non avere alcuna utilità pratica si mostra la vittoria di Giove sui Giganti con l'aquila, simbolo del re degli dei e dell'impero, glorificata sul trono al centro della volta.Giulio realizza un capolavoro, una sorta di quello che oggi nel marketing si chiama funnel: l'imbuto entro cui far entrare i clienti per convincerli ad acquistare. E Federico II otterrà il titolo di duca. 

 

Scaricate la Gazzetta di Mantova - Domenica 6 ottobre pagina 29

Scaricate la pagina dedicata ad Apindustria sulla Gazzetta di Mantova - Domenica 6 ottobre pagina 24

Leggete lo speciale dedicato alla mostra di Giulio Romano sulla Gazzetta di Mantova - Domenica 6 ottobre 

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