A venticinque anni dall’uccisione della giornalista a Mogadiscio e del cineoperatore che lavorava non è ancora stata fatta giustizia
Scaricate la Voce di Mantova - Giovedì 5 settembre pagina 11
MANTOVA Sono passati venticinqueanni da quel tragico 20marzo 1994 in cui Ilaria Apli,giovane giornalista inviata delTg3, venne uccisa a Mogadiscioinsieme al cineoperatore che lavoravacon lei, Miran Hrovatin.Un’uccisione su cui non è maistata fatta chiarezza nonostantel’impegno dei genitori, delle tantepersone che l’anno conosciutae di tutti coloro che Ilaria l’ave -vano apprezzata solo attraversole immagini di un servizio tv.Una lotta che il 20 settembrerischierà di essere interrotta, almenoa livello giuridico, con larichiesta di archiviazione del caso- la terza - che questa voltasembra essere inevitabile.Quello che si nasconde dietro ilprima ed il dopo del 20 marzo1994 racconta, però due storieben diverse ma collegate dal volto,dalla passione, dal lavoro diuna giovane giornalista che conle sue inchieste si era ritrovata acercare di scardinare, o forse soloraccontare, una storia troppogrande e complessa per permetterledi svelarla: traffici illeciti diarmi e rifiuti tossici. Una storiache Ilaria aveva raccolto, probabilmente,durante i sette viaggiin Somalia che aveva compiutoin circa un anno: viaggi e reportagedi cui oggi resta ben poco.Tutto o quasi, ciò che concostanza aveva appuntato da quel20 marzo sembra essere sparito,E quella è la storia del postuccisione: una narrazione chepassa per le affermazioni di chi,quel giorno, vorrebbe Ilaria invacanza con il collega Miran -con l’allusione non troppo velatadi una storia tra i due, nonostantelui fosse già sposato -, di un viaggiodurante il quale sarebbe accadutala disgrazia e di una pallottolavagante che avrebbe colpitoprima l’operatore e poi lagiornalista. Un racconto che fa apugni con quella del commandodi sette uomini che ha ucciso idue colleghi e con la riesumazione- per ben due volte - delcorpo di Ilaria, così come delleautopsie e del certificato di mortesparito e non arrivato in Italia permesi. Pagine, queste, raccontatedal giornalista Francesco Cavalliautore del libro “La stradadi Ilaria” (Milieu edizioni). Unadonna raccontata anche dallascrittrice Gigliola Alvisi che, nelsuo libro “Ilaria Alpi. La ragazzache voleva raccontare l’inferno”(Rizzoli), racconta la giovane attraversola sua vita, le sue passioniper le lingue che l’av evaportata a studiare l’arabo fino adiventare corrispondente per ilTg3 per il quale raccontava ledifficili dinamiche di un paeseattraversato dalla guerra civile.Forse proprio per questo Ilariaaveva deciso di raccontare quellarealtà così difficile con le tantepiccole storie dei suoi abitanti,perchè Ilaria, come sottolineatoda Alvisi, «faceva giornalismocamminando tra la gente». Unavita poi ripercorsa nel film “IlariaAlpi. Il più crudele dei giorni”che porta la firma, tra le altre,dell’autore Marcello Fois. Unastoria di cui forse già si conoscetutto ma dove manca la volontàdi portare alla luce ciò che si celadietro quel 20 marzo 1994 e forsedietro la volontà di smascherarne,come definiti da Cavalli, i“depistatori”.