A luglio 2025 l’Istat fissa l’indice dei prezzi a 121,8: per i rapporti cessati tra il 15 luglio e il 14 agosto 2024 la rivalutazione del TFR è pari all’1,873336%. Un dato chiave per le PMI che devono gestire correttamente gli accantonamenti.
L’aggiornamento dell’Istat
L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha pubblicato l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, escluso il tabacco. A luglio 2025 il valore si attesta a 121,8 (base 2015 = 100).
Questo dato è importante per le imprese perché serve a calcolare la rivalutazione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR), ossia la somma che il datore di lavoro deve corrispondere al dipendente al termine del rapporto di lavoro.
La percentuale per chi ha cessato il rapporto a luglio 2024
Per i rapporti di lavoro risolti tra il 15 luglio 2024 e il 14 agosto 2024, la percentuale di rivalutazione da applicare al TFR ammonta a 1,873336%.
Questo significa che le imprese dovranno rivalutare la quota accantonata in quel periodo con tale coefficiente, in modo da calcolare correttamente quanto spetta al lavoratore.
Perché interessa alle PMI
Per le piccole e medie imprese, spesso prive di una struttura amministrativa interna complessa, è fondamentale monitorare questi aggiornamenti. Una corretta gestione del TFR garantisce non solo il rispetto degli obblighi di legge, ma anche un rapporto trasparente e fiduciario con i dipendenti.
Box operativo: cosa fare subito in azienda
- Verificare i periodi interessati
Controllare se tra i dipendenti vi sono rapporti cessati tra il 15 luglio e il 14 agosto 2024. - Aggiornare i calcoli
Applicare la percentuale di rivalutazione (1,873336%) sugli accantonamenti di TFR di quel periodo. - Usare strumenti online
Portali come Inps e Istat mettono a disposizione calcolatori e dati ufficiali. - Chiedere supporto
Coinvolgere il consulente del lavoro o la propria associazione di categoria. - Documentare
Conservare i calcoli aggiornati per garantire trasparenza in caso di contestazioni.
Dove approfondire
- Istat – Prezzi al consumo
- Il Sole 24 Ore – Economia
- Ministero del Lavoro