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INCENTIVI ALLE IMPRESE, ARRIVA IL CODICE UNICO: PIÙ ORDINE, MENO BUROCRAZIA

Fiscale

La riforma del Codice unico degli incentivi promette più semplicità e trasparenza per le PMI. Stop agli incentivi automatici, controlli rafforzati e portale unico online per gestire le agevolazioni.


Perché serve una riforma

Negli ultimi anni i meccanismi di sostegno alle imprese – crediti d’imposta, contributi a fondo perduto, bandi regionali, fondi europei – si sono moltiplicati senza un coordinamento unitario. Il risultato?

  • sovrapposizioni tra misure,
  • procedure lente e complesse,
  • difficoltà per le PMI a capire a quali strumenti accedere,
  • scarsa trasparenza.

Per mettere ordine, nel 2023 è stato istituito il Codice unico degli incentivi, affidato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), che avrà due anni di tempo per scrivere i decreti attuativi.


I principi guida

La riforma poggia su cinque capisaldi:

  • Unità e coordinamento: un unico quadro normativo per Stato, Regioni ed Europa.
  • Semplificazione e digitalizzazione: sportello unico online su incentivi.gov.it.
  • Trasparenza: criteri chiari e valutazioni preventive.
  • Parità di accesso: attenzione a PMI e territori meno sviluppati.
  • Stabilità normativa: stop ai continui cambi di regole.


Le novità più rilevanti

Tra i cambiamenti già in corso:

  • Stop agli incentivi automatici: per alcuni crediti d’imposta servirà una comunicazione preventiva.
  • Procedure standardizzate: moduli e criteri uniformi.
  • Controlli rafforzati: ad esempio, alcuni incentivi saranno concessi solo se coperti da polizze assicurative contro eventi catastrofali.
  • Portale incentivi.gov.it potenziato: punto unico di accesso e gestione delle pratiche.
  • Settori esclusi: agricoltura, pesca e forestale manterranno regole proprie.


Criticità e sfide

Non mancano i nodi da sciogliere: rischio di eccessiva rigidità, carenze di risorse nelle amministrazioni, tempi lunghi per i decreti attuativi e gestione della transizione dal vecchio al nuovo sistema.


Focus: il Registro Nazionale Aiuti (RNA)

Per garantire trasparenza e controllo c’è l’RNA, banca dati ufficiale che raccoglie tutte le agevolazioni concesse in Italia.

  • Le imprese possono consultarlo tramite SPID o CNS per verificare gli aiuti già ricevuti.
  • È utile per non superare i massimali previsti dal regime europeo “de minimis” (300.000 euro in tre anni).
  • Gli enti concedenti inseriscono i dati, l’impresa non deve caricare nulla manualmente.


Box operativo – Cosa fare subito

Ecco i primi passi pratici per prepararsi al nuovo Codice degli incentivi:

  1. Verificare la posizione RNA
    • Accedi al portale rna.gov.it con SPID/CNS per controllare gli aiuti già ricevuti e i plafond disponibili.

  2. Consultare il portale incentivi.gov.it
    • È lo sportello unico digitale con bandi e strumenti aggiornati.

  3. Contattare gli enti di supporto
    • Camere di Commercio locali, associazioni di categoria e sportelli regionali per i fondi europei.

  4. Preparare la documentazione base
    • Visura camerale, bilanci recenti, autocertificazione sugli aiuti ottenuti.

  5. Valutare consulenza specialistica
    • Per bandi complessi, può essere utile farsi assistere da professionisti in finanza agevolata.


Prossimi passi

Il Consiglio dei Ministri ha già approvato la riforma in via preliminare. Ora tocca ai decreti attuativi definire nel dettaglio procedure e moduli. La fase transitoria durerà diversi mesi: molte misure continueranno a operare con le vecchie regole prima di allinearsi al nuovo Codice.



Per approfondire


Riferimenti normativi

  • Legge 234/2012, art. 52 – Norme generali sugli aiuti di Stato e RNA.
  • Legge di delega al Governo per il Codice unico degli incentivi (2023).
  • Regolamento (UE) n. 1407/2013 sul regime “de minimis”.
  • Eventuali norme regionali di attuazione restano in vigore fino al completo riordino.


Glossario

  • Aiuti di Stato: agevolazioni pubbliche (contributi, crediti d’imposta) che devono rispettare le regole UE sulla concorrenza.
  • De minimis: piccoli aiuti fino a 300.000 euro in tre anni, concessi senza autorizzazione UE.
  • Decreto delegato: norma scritta dal Governo in base a una delega del Parlamento.