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APINDUSTRIA AL FESTIVALETTERATURA COL FOTOGRAFO LORENZO TUGNOLI

Rassegna stampa

Immaginate di essere ad un party di WordPress, con il gotha della fotografia mondiale: ad un certo punto vi squilla il telefono,vi appartate per rispondere e la voce dall’altro capo del telefono vi dice che avete vinto il premio Pulitzer per la fotografia ma che non siete ancora autorizzati a divulgare la notizia. Assurdo, vero?Eppure è capitato. Nello specifico è capitato aLorenzo Tugnoli, fotografo italiano che collaboracon alcuni dei principaligiornali e agenzie mondiali,su tutte il WashingtonPost. «Tutto comincia intornoagli anni Duemila -racconta Tugnoli, sedutoaccanto a Giulia Tornari,editor dell’agenzia Contrasto-, facevo Fisica diBologna. Erano anni digrandi manifestazioni intutto il mondo e, grazie aicontatti di un centro sociale,mi sono ritrovato inMessico a fotografare ungruppo di zapatisti. Lì hocapito quello che volevofare: fotografare. Ho lasciatol’università a unesame dalla laurea, cosache mia madre non mi hamai perdonato, fino al Pulitzer». Fondamentale peril suo approdo nelle newsinternazionali il trasferimentoa Kabul («L’atten -zione dei media di tutto ilmondo era in Afghanistan;lì ho iniziato a campare difotografia») e quello aBeirut nel 2015. Sarà il traferimentodella svolta, conun reportage sulla carestiadel Paese che gli varrà ilPulitzer. Foto cariche di pathos quelle di Tugnoli,occhi che gridano al mondola disperazione abbinatia scatti di quotidianità laddove il male e la morte portati dalle guerre hannola meglio. Immagini chedescrivono molto megliodi tante parole che, in unpomeriggio come quellodi ieri, non risultano altroche superflue.

Scaricate la Voce di Mantova - Lunedì 9 settembre pagina 10