Imprenditori sollevati per lo stop ai dazi «Ma temiamo Trump»
Confindustria: «La decisione della Corte Suprema è una notizia positiva per la nostra economia vocata all’export. Difficile, però, che ci rimborsino».
Confagricoltura, Apindustria e Confartigianato chiedono chiarezza sul futuro Grana Padano e Parmigiano Reggiano ora rischiano di più
L’economia mantovana, al pari di tutte le altre, tira un sospiro di sollievo e benedice la Corte Suprema degli Stati Uniti. La bocciatura dei dazi imposti dal presidente Trump è arrivata come una ventata di aria fresca al termine di un periodo di caldo torrido: ha ritemprato tutti e dato nuove energie per recuperare il terreno perduto con le barriere doganali trumpiane. Anche se tutti temono la reazione di Trump e chiedono chiarezza.
«Bene i giudici, ma rimborsi difficili» «È una notizia assolutamente positiva» commenta il presidente di Confindustria Mantova, Fabio Viani. «La nostra economia - spiega il numero uno di via Portazzolo - è vocata
all’export con oltre il 61% del Pil provinciale generato dalle esportazioni, per cui non possiamo che valutare positivamente quanto è successo». E aggiunge: «È positivo che si vada a sconfessare una linea politica improntata al protezionismo e alla chiusura dei mercati». A questo punto, si apre la strada per i rimborsi di quanto pagato agli Stati Uniti per far entrare la merce italiana, ma nessuno sembra crederci. Viani è tra questi: «Che la decisione della Corte possa presupporre un’azione di rimborso non è automatico, anzi, dovremo prestare molta attenzione perché dubito che Trump acconsentirà di versare una cifra che si preannuncia di un’entità spropositata».
«Serve chiarezza»
Anche il mondo agricolo reagisce con favore al verdetto dei giudici americani. Per il presidente di Confagricoltura Mantova, Andrea Pagliari, si tratta di «una decisione forte e, di fatto, inaspettata che riapre totalmente lo
scenario relativo ai rapporti commerciali tra i nostri paesi, fortemente condizionati da quanto imposto da Trump sin qui». E aggiunge: «Quello che le nostre imprese intanto chiedono è chiarezza - spiega il presidente -
dal momento che, in molti casi, è stato avviato un percorso con gli importatori americani che naturalmente teneva conto dei dazi. Ritengo e spero che si possa ritrovare velocemente un accordo con l’amministrazione
Usa, per capire anche quali strumenti potrà utilizzare rispetto alle intese finora definite».
Certo, per i produttori europei «sarebbe auspicabile che Trump togliesse i dazi». Plaudono alla Corte suprema anche Filiera Italia e Coldiretti: «Quei dazi bocciati hanno rallentato l’export agro-alimentare con perdite consistenti fino a quasi 400 milioni di euro, con punte di oltre -8% per settori come quello del vino. Ora, però, serve costruire un confronto Europa-Usa per favorire le nostre economie ed evitare il caos che l’annuncio delle prossime mosse di Trump sta già generando».
Grana e Parmigiano
I consorzi di tutela del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, due dei prodotti italiani maggiormente presenti sulle tavole degli americani, e su cui si concentravano i maggiori timori nel momento in cui Trump, l’anno scorso, annunciò i suoi dazi, mantengono un certo aplomb nelle reazioni. Ed è presto spiegabile: «Noi e il Parmigiano Reggiano - dice Stefano Berni, direttore del consorzio Grana Padano - paghiamo un dazio del 15%,
lo stesso di quello che paghiamo da 60 anni.
La Corte ha bocciato i dazi di Trump non quelli che c’erano prima di lui. A noi hanno fatto peggio gli annunci dell’anno scorso che la decisione finale. Quindi, noi non siamo stati particolarmente colpiti dai dazi di Trump.
Lo potremmo essere se aggiungerà al 15% quel 10% su tutti i prodotti come ha minacciato di fare. Per questo dico che potremmo avere più rischi che vantaggi dalla decisione dei giudici. Poi, a livello generale il fatto che
ci sia una frenata sui dazi è positivo, come ha fatto intendere la Borsa».
Per Francesco Ferrari, presidente di Apindustria, «la decisione della Corte suprema è una notizia positiva per tutti e, in particolare, per Trump anche se non lo riconoscerà mai: con dollaro debole e inflazione alle stelle, i dazi hanno danneggiato più gli Usa che il resto del mondo».
«Presto per cantare vittoria»
In questa situazione per Ferrari «cresce sempre di più la sfiducia verso un presidente che decide di pancia. In ogni caso - conclude - è presto per cantare vittoria visto che non ci sono indicazioni sui tempi, sulle modalità e sulle conseguenze dello stop ai dazi». Chiede quanto prima «chiarezza», invece, il presidente di Confartigianato Lorenzo Capelli: «L’incertezza è la peggior nemica delle imprese e di chi esporta, ma la decisione della
Corte suprema potrebbe aprire nuovi scenari anche per il nostro export». Nel Mantovano «riscontriamo una difficoltà per l’instabilità geopolitica internazionale, ma diversificando i mercati rispetto agli Stati Uniti l’export
tiene. I dazi, in ogni caso, non sono mai la risposta giusta e diversificare i mercati è la strategia di adattamento migliore.