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Le imprese alle istituzioni: «Servono norme chiare» - Gazzetta di Mantova Martedì 06 gennaio 2026

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Le imprese alle istituzioni: «Servono norme chiare»

Secondo Apindustria l’incertezza giuridica legata a leggi poco comprensibili ha effetti rilevanti sull’economia

«Leggi lunghe, piene di rimandi, frasi interminabili e linguaggio astruso: non è solo una questione di stile, ma un vero problema economico». A lanciare l’allarme è Apindustria Confimi che a sostegno della sua tesi cita
una recente ricerca dell’Istituto Bruno Leoni, realizzata in collaborazione con il network europeo Epicenter e basata anche su studi accademici della Bocconi, che analizza la qualità della regolazione in Europa e i suoi
effetti concreti sull’economia.
Secondo Apindustria, le norme scritte male generano incertezza, rallentano l’attività delle imprese e aumentano i costi, perché rendono difficile capire cosa sia consentito fare e come applicare correttamente la legge. Secondo lo studio dell’Istituto Leoni molte direttive europee presentano frasi con una media di quasi 40 parole, il doppio rispetto alle raccomandazioni internazionali per una scrittura chiara. Per un professionista significa dover dedicare ore solo per interpretare correttamente un testo normativo. «Il problema non è solo quante leggi vengono fatte, ma come vengono scritte», spiega Giovanni Acerbi, direttore di Apindustria Confimi. «Una norma oscura non crea più tutele: crea solo confusione». Ed è proprio qui che entra in gioco l’associazione, che Acerbi definisce come una sorta di “traduttrice delle regole”.

«Ogni giorno aiutiamo le imprese a orientarsi in un labirinto normativo sempre più complesso». Studi collegati dell’Università Bocconi mostrano che l’incertezza giuridica legata a norme poco chiare può avere effetti macroeconomici rilevanti. L’associazione svolge anche una funzione di ponte tra imprese, burocrazia e politica. Per Apindustria, quindi, «servono meno leggi ma scritte meglio».