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Quando le leggi diventano incomprensibili: il costo nascosto di norme scritte male - Voce di Mantova Lunedì 05 gennaio 2026

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Quando le leggi diventano incomprensibili: il costo nascosto di norme scritte male

MANTOVA Leggi lunghe, piene di rimandi, frasi interminabili e linguaggio astruso: non è solo una questione di stile, ma un vero problema economico. A dirlo non sono le imprese esasperate, ma i numeri di una recente ricerca dell’Istituto Bruno Leoni, realizzata in collaborazione con il network europeo Epicenter e basata anche su studi accademici della Bocconi, che analizza la qualità della regolazione in Europa e i suoi effetti concreti sull’economia.
Il punto centrale è chiaro: le norme scritte male generano incertezza, rallentano l’attività delle imprese e aumentano i costi, perché rendono difficile capire cosa sia davvero consentito fare e come applicare correttamente la legge. Secondo lo studio, molte direttive europee presentano frasi con una media di quasi 40 parole, il doppio rispetto alle raccomandazioni internazionali per una scrittura chiara. Tradotto in pratica, per un imprenditore o un professionista significa dover dedicare ore – se non giorni – solo per interpretare correttamente un testo normativo.
«Il problema non è solo quante leggi vengono fatte, ma come vengono scritte», spiega Giovanni Acerbi, direttore dell’associazione. «Una norma oscura non crea più tutele: crea solo confusione, contenziosi e paura
di sbagliare».


Ed è proprio qui che entra in gioco il ruolo dell’associazione, che Acerbi definisce senza mezzi termini come una sorta di “traduttrice delle regole”. «Ogni giorno aiutiamo le imprese a orientarsi in un labirinto normativo sempre più complesso. In molti casi facciamo da “Google delle norme”: prendiamo testi scritti in burocratese e li trasformiamo in indicazioni comprensibili e operative». La ricerca evidenzia come l’ambiguità delle leggi non sia un dettaglio tecnico. Studi collegati dell’Università Bocconi mostrano che l’incertezza giuridica legata a norme poco chiare può avere effetti macroeconomici rilevanti, riducendo investimenti e crescita. In altre parole, una legge scritta male non resta sulla carta: ha un impatto diretto sull’economia reale. In questo contesto, l’associazione svolge anche una funzione di ponte tra imprese, burocrazia e politica. «Raccogliamo le difficoltà che le aziende incontrano nell’applicazione concreta delle norme e le riportiamo ai decisori pubblici», sottolinea Acerbi. «Il nostro obiettivo non è contestare le regole in sé, ma migliorare la loro qualità, perché una buona regolazione è un alleato dello sviluppo, non un ostacolo».
Lo studio dell’Istituto Bruno Leoni mette inoltre in luce un paradosso europeo: nonostante da anni si parli di “better regulation”, persistono forti criticità proprio nella fase di redazione delle leggi, con testi sempre più lunghi e complessi.
«Si confonde la complessità dei problemi con la complessità del linguaggio», osserva Acerbi. «Ma una legge può affrontare temi difficili ed essere comunque scritta in modo chiaro». Da qui l’auspicio finale, che
suona come un appello alle istituzioni: meno leggi, ma scritte meglio. «Servirebbe un vero cambio di mentalità», conclude il direttore. «Abbandonare il burocratese, ridurre i rimandi inutili, usare un linguaggio semplice e preciso. Scrivere bene le leggi non è un esercizio accademico: è un servizio concreto a cittadini e imprese». Un servizio che, oggi più che mai, può fare la differenza tra una norma che funziona e una che resta incomprensibile.