L'azienda GREMIZZI e la nursey dell'insalata sostenibile - Gazzetta di Mantova - 29 aprile 2021 pag. 13

Rassegna stampa

La scelta azzeccata dell'azienda Gremizzi di Asola. «La soluzione più verde è un vantaggio anche per i prodotti»
Sole, biomassa e solo plastica a rendere - Ecco la nursery delle piantine in cubetto

Per garantire la giusta temperatura alla nursery con le piantine in cubetto, la biomassa ha sostituito il gasolio. Pulita l'energia elettrica usata nei capannoni, garantita da un impianto fotovoltaico da 175 kilowatt. Green anche la scelta di usare casse sì in plastica, ma a rendere, per contenere i cubetti. La luce solare, sotto i 27mila metri quadrati di serre in vetro e ferro dell'azienda Gremizzi, è abbagliante.

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Per garantire la giusta temperatura alla nursery con le piantine in cubetto, la biomassa ha sostituito il gasolio. Pulita l'energia elettrica usata nei capannoni, garantita da un impianto fotovoltaico da 175 kilowatt. Green anche la scelta di usare casse sì in plastica, ma a rendere, per contenere i cubetti. La luce solare, sotto i 27mila metri quadrati di serre in vetro e ferro dell'azienda Gremizzi, è abbagliante. L'azienda di Asola, nata negli anni Ottanta, produce piantine in cubetti pronte per il trapianto, e i raggi di sole che rischiarano le corsie verde tenue fanno la differenza. «Devono avere il massimo della luce, e il tunnel plastico non ci avrebbe garantito lo stesso risultato» spiega Micaela Gremizzi, seconda generazione in azienda con la sorella Ilaria, mentre mostra la distesa di piante. Quando l'attività è partita, le serre venivano riscaldate con il gasolio, rimpiazzato ormai da qualche anno da una caldaia a biomassa. «Abbiamo tolto i bruciatori e sostituito il gasolio con il cippato - prosegue Micaela Gremizzi - Scaldiamo un boiler per l'acqua calda e, attraverso un sistema di tubi, portiamo il calore alle piantine per irraggiamento».La soluzione più verde è un vantaggio anche per le piante: «Per il loro benessere questo sistema è ottimo, perché la temperatura è più uniforme rispetto a prima». Le serre sono completamente automatizzate: la temperatura, per esempio, è controllata da un sistema di monitoraggio computerizzato che controlla dall'apertura al riscaldamento. All'insegna della sostenibilità anche la scelta di usare casse in plastica a rendere per contenere i cubetti.In azienda c'è una macchina che le lava e le sanifica dopo la restituzione da parte del cliente, pronte per un nuovo utilizzo. Il vantaggio è anche economico: «Per noi - spiega Gremizzi - le casse rappresentano un capitale. D'inverno, per esempio, un ciclo varia dai 50 ai 60 giorni. Se non ho un grosso parco di casse rischio di rimanere senza». Le casse sono le stesse che si vedono, cariche di cubetti, sulle macchine trapiantatrici. Le macchine, del resto, sono nate proprio negli anni in cui Sergio Gremizzi e la moglie Vilma ebbero l'idea dei cubetti, pionieri qui nel Mantovano. All'inizio, erano orticoltori che producevano riccia e scarola, ma per cercare di avere prima il prodotto finito e battere sul tempo i concorrenti sul mercato, cominciarono a produrre i loro primi, rudimentali, cubetti. La cosa andò bene e si trovarono a un bivio: continuare a produrre insalate o diventare vivaisti? La scelta della seconda strada si è rivelata azzeccata: i loro cubetti di torba amalgamata con acqua, nella quale trovano dimora tantissime tipologie diverse di ortaggi da foglia, vengono prodotti a migliaia. E dopo i primi clienti di Guidizzolo, hanno conquistato agricoltori in tutta Italia e persino all'estero: tra i mercati Grecia, Ungheria, Kosovo, Austria e Svizzera. --Sabrina Pinardi