EMERGENZA CORONAVIRUS EFFETTI SULLE IMPRESE LOCALI - I risultati dell’Indagine di Apindustria Mantova

Comunicati stampa

Mantova, 27 febbraio 2020 – Sono interessanti i risultati della rilevazione che Apindustria ha effettuato presso un campione di aziende associate per far emergere la voce degli imprenditori e la preoccupazione delle PMI al tempo del CORONAVIRUS. L’indagine ha coinvolto circa il 20% delle oltre 500 aziende associate che occupano un totale di 15.500 addetti.

Per avere un’idea più precisa del campione possiamo dire che sulle 98 aziende coinvolte il 37% sono del settore metalmeccanico, il 20% nell’ambito dei servizi alle imprese, il 18% aziende tessili, il 12% alimentari e un 13% di altri settori (aziende edili, trasporti, chimica e gomma e plastica.

I risultati sono confortanti per quanto attiene al fenomeno dall’assenteismo dal posto di lavoro: solo una decina di aziende hanno segnalato assenze e soprattutto la difficoltà dei dipendenti nella gestione dei figli legata alla chiusura delle scuole. Si tratta di un provvedimento che sta creando molti problemi e che tutti auspicano sia risolto velocemente.

Il dato positivo fornito dalle imprese sulle presenze conferma la grande attenzione e responsabilità delle aziende e dei dipendenti nell’adottare tutte le misure di sicurezza e di buon senso atte a garantire la continuità della produzione, senza cedere ad allarmismi ingiustificati e a psicosi.

Tutte le imprese coinvolte nell’indagine hanno confermato una grave preoccupazione per i danni che si produrranno in futuro per il generale rallentamento dell’economia. Non è stato possibile avere dati precisi in quanto la situazione è ancora in evoluzione ma tutti sono convinti che se questa situazione non si risolverà a breve, il problema potrà assumere dimensioni estremamente preoccupanti e che è impossibile prevedere oggi.

Molte aziende segnalano problemi legati ai trasporti e alla logistica: da una parte viene segnalato il comportamento degli autisti stranieri impegnati nel nostro Paese che rifiutano di effettuare consegne ad aziende lombarde per paura del contagio o per l’impossibilità di rientrare nei loro Paesi di provenienza senza essere messi in quarantena.

Una parte rilevante delle imprese coinvolte nell’indagine ha inoltre evidenziato la moltiplicazione delle certificazioni richieste agli autisti e l’assenza di regole amministrative chiare per la gestione dell’emergenza: ad esempio cosa succede alle aziende se la zona da gialla diventa rossa? Devono chiudere automaticamente o devono attendere un’ordinanza ufficiale delle autorità competenti?

Le aziende sottolineano oltre alla mancanza di chiarezza sulle regole applicabili anche la confusione creata da dichiarazioni discordanti a livello regionale e nazionale. Quasi tutte le aziende che operano con l’estero hanno evidenziato l’aumento esponenziale delle telefonate da parte di clienti che chiedono notizie su una situazione che da fuori appare critica e conferme sulla capacità di continuare a garantire la fornitura dei prodotti.

Sempre con riferimento all’estero gli imprenditori lamentano l’annullamento e il posticipo di importanti manifestazioni fieristiche con gravi danni economici per chi ha già sostenuto le spese di viaggio e di organizzazione che non possono essere rimborsate. Da ultimo le aziende che hanno rapporti con la Cina comunicano il blocco o l’annullamento delle commesse e le criticità nell’approvvigionamento con aumento esponenziale dei costi di fornitura.

Moltissime sono le segnalazioni delle imprese riferite alle richieste di adottare i dispositivi di protezione individuali come mascherine e guanti (tipica richiesta nei confronti degli autisti in consegna) e dell’impossibilità di dotare i propri dipendenti di questi DPI perché ormai irreperibili sul mercato. Un’azienda di autotrasporto ha segnalato una situazione che dimostra il livello di psicosi e allarmismo ormai a livelli critici: prima di ammettere l’autocarro in azienda si è proceduto alla disinfezione degli pneumatici.

Alcune aziende del campione hanno anche dichiarato di non avere al momento da segnalare particolari criticità o problemi e che, anzi, hanno rilevato un aspetto positivo nel risparmio di tempo e di costi legato alla necessità di utilizzare le videoconferenze e Skype per ovviare all’impossibilità di tenere appuntamenti di persona o riunioni.

Apindustria continuerà a monitorare la situazione auspicando che il fenomeno si risolva a breve e farà proprio l’invito delle imprese ad abbassare i toni e ad evitare di creare ulteriore allarmismo e psicosi: tutti dovrebbero ragionare in termini di buon senso e pensare che un blocco totale delle attività potrebbe provocare danni irreversibili.

Il Coronavirus e la sua gestione che è apparsa in alcuni casi priva di una regia stanno mettendo alla prova il nostro sistema economico che sta reggendo anche perché costituito da un tessuto di piccole e medie industrie manifatturiere. Dalle voci di tutte le imprese coinvolte nell’indagine si è respirato un grande senso di responsabilità e la voglia di mettersi presto alle spalle questa emergenza sanitaria per poter riprendere a vivere e lavorare in serenità.

Questa crisi ha messo in evidenza, se ce ne fosse ancora bisogno, l’importanza di una politica industriale che mantenga e valorizzi le nostre imprese manifatturiere e riduca la dipendenza dagli altri Paesi.

Alcuni imprenditori hanno segnalato che questa difficoltà di approvvigionamento legata alla delocalizzazione di alcune produzioni potrebbe portare alla riscoperta dell’importanza di una manifattura a kilometro 0 che è da sempre uno dei punti di forza di un Made in Italy basato sulla qualità dei prodotti e sull’affidabilità del servizio.